racconti brevi, storie brevissime

07/11/2010

CON NESSUN SUCCESSO DI PUBBLICO

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 17:48

“I concorsi pubblici sono tutti truccati!”, grida a un uditorio che non lo ascolta Adolfo Broglio, attivista moderato del Nordovest. Tanti anni fa è stato assessore al Verde pubblico della città. Da allora ha riscosso un discreto credito presso alcune testate giornalistiche locali che a eventi alterni gli concedono una ribalta sulle pagine di attualità politica.

Dopo aver regolarmente richiesto e ottenuto il permesso per l’occupazione del suolo pubblico, si è sistemato sul marciapiede con uno sgabello e un tavolino pieghevole. Ha indossato un cartellone con su scritto a grandi lettere “Comitato per la trasparenza”. Sul piccolo tavolo di legno ha appoggiato due file di volantini gialli, sui quali campeggia la scritta obliqua “BASTA IMBROGLI! Aderisci alla Lista Broglio”.

I politici locali lo chiamano “onorevole Broglio”. Si tratta di un appellativo sarcastico, dal momento che non è mai stato eletto in Parlamento. Dopo l’esperienza in assessorato, che risale a oltre dieci anni fa, si è iscritto al partito cattolico-ambientalista “La luce perpetua”,  nel quale ha fatto una certa carriera. Purtroppo per lui, però, non è stato più eletto. A voler essere pignoli, Broglio non è mai stato neppure candidato. Anche nell’unica sua apparizione al governo locale lo chiamarono come “tecnico” a sostituire il dimissionario assessore Pollini, accusato di peculato.

Raramente la politica che conta qui in città si è preoccupata delle iniziative di Broglio. Lo ritengono del tutto innocuo. Nel corso degli anni è stato protagonista di manifestazioni provocatorie come la scalata dell’edificio in cui ha sede l’azienda elettrica territoriale. Si fece riprendere dagli operatori delle tv locali presenti – pagati dallo stesso Broglio, si seppe in seguito – mentre vestito soltanto di slip si arrampicava lungo la grondaia verso il primo piano del palazzo. Sulla schiena si era fatto scrivere “Siamo in mutande!”.

In un’altra occasione, invase il campo di pallone durante una partita in cui la squadra di calcio cittadina stava giocando i tempi supplementari dello spareggio per salvare una stagione sportiva deludente. Perdendo quella partita, come effettivamente accadde, sarebbe retrocessa dalla serie C2 alla serie D. Ciò che Broglio non aveva previsto, correndo da un’area all’altra con una bandiera bianca arrecante lo slogan “NO Co2!” fu che i tifosi attribuirono a lui la causa della sconfitta, ritenendolo responsabile di iettatura. I giornali scrissero che il gruppo di supporters organizzati malinterpretarono il suo messaggio credendo che inneggiasse al rifiuto della categoria, la serie C2 appunto.

Dal suo trespolo sul marciapiede, Adolfo Broglio tenta di richiamare l’attenzione dei passanti, di fronte alla Circoscrizione comunale di un quartiere di periferia. Tentativi piuttosto vani, a dir la verità, perché la sua voce arrochita da anni di lotte sociali senza vittorie si perde tra le folate di vento gelido dell’inverno prealpino.

Ma non tutto il suo eloquio è perduto perché tra i giornalisti che un po’ per curiosità continuano a dar retta al battagliero Broglio c’è anche Sergio Gasparetti, titolare unico di un canale televisivo satellitare. Gasparetti sta per qualche istante ad ascoltare le parole al vento di Broglio, poi lo avvicina per proporgli questa inaspettata occasione: “Adolfo, stasera vuoi venire in trasmissione per il ‘Messaggio all’umanità’? Dovresti portare il ‘Broglio pensiero’, andrai sul canale digitale e anche in streaming su Internet!”.

Broglio esita un momento, forse sorpreso per la proposta oppure infastidito per l’interruzione. Si guarda attorno, registrando che nessuno, nel via vai di gente intorno alla Circoscrizione, si è fermato a raccogliere i suoi messaggi.

“Sì, certo che vengo, grazie Sergio”, fa allora stringendo con le due mani l’avambraccio di Gasparetti.

Arriva quindi la prima serata televisiva, poco importa se si tratta di uno dei numerosissimi canali disponibili sul satellite, Broglio ha finalmente la possibilità di far sentire il suo punto di vista sull’attualità.

La trasmissione, condotta da Gasparetti, inizia. Ed ecco che il presentatore introduce Adolfo Broglio, lasciandogli la parola per il suo “Messaggio all’umanità”.

Il militante, che sul maglione di lana pesante ha indossato per la ripresa video una giacca a coste di velluto, comincia così: “Quasi tutti abbiamo voglia di mare pulito, di aria fresca e tersa, di pulizia per le strade, di spiagge senza rifiuti e cicche. Insomma, mi sorge una domanda: ma se quasi tutti desideriamo le stesse cose, perché non ci accadono? Perché la realtà è così diversa da quanto quasi tutti diciamo di volere? I conti non tornano. E allora la mia spiegazione è che i ‘quasi’ sono più forti di noi. Oppure noi siamo troppo deboli e ci impegniamo poco per difendere quello che vorremmo. Deleghiamo a quei ‘quasi’ ciò che vogliamo per la nostra serenità”.

Broglio in primissimo piano, con gli occhiali sporchi e i denti ingialliti dalla rabbia, continua: “Sapete cosa penso? Che ci arrendiamo con troppa facilità. Ci rassegniamo davanti a quelli che svuotano i portacicche delle auto a bordo strada. Invece dovremmo fermarci e parlare con questa gente che magari è semplicemente poco educata a sentirsi civile”.

Il tenore del discorso di Broglio si mantiene equilibrato per altri minuti, insistendo su alcuni principi universali, tra cui ricevono ripetute menzioni la convivenza sociale e le regole che ne conseguono.

Sembra a suo agio davanti alla telecamera. Ogni tanto, quando prende fiato, si passa una mano tra le increspature dei capelli che danno sul biondo. Parla calmo, come fosse all’ultima apparizione pubblica, come agisse nell’estremo tentativo di richiamare l’attenzione. Un conclusivo e definitivo appello all’umanità.

Corruga la fronte accompagnando alcuni passaggi, come quando parla di imprenditoria e ricerca ossessiva del profitto infinito: “C’è chi fa di tutto per conficcare il proprio marchio nella pietra, per diventare con la propria azienda immortale ed eterno. Ma la salvezza viene da imprese flessibili e temporanee. Perché soltanto così le persone, che sono mortali, possono tornare a essere più importanti delle strutture che costruiscono”.

Broglio adesso fa una pausa. Resta qualche istante in silenzio, abbassa lo sguardo, la regia stacca dal primissimo piano al campo medio. Adolfo Broglio sposta alcuni fogli, come alla ricerca di qualcosa di conclusivo. A questo punto, Sergio Gasparetti interrompe cortese: “Oh, bene, ne approfitto onorevole”, così ringrazia Broglio, “grazie per queste riflessioni interessanti”, da collaudato conduttore quale è, e chiude la trasmissione, ricordando “l’appuntamento alla prossima puntata, domani sera alla stessa ora”.

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

> Messaggio all’umanità
quasi tutti abbiamo voglia di mare pulito, di aria fresca e tersa.di pulizia
per le strade.di spiagge senza rifiuti e  cicche.insomma, ci sorge una
domanda: ma se “quasi” tutti desideriamo le stesse cose.perché non ci
accadono? Perché la realtà è così diversa da quanto “quasi” tutti

diciamo di volere? I conti non tornano.
Ed allora la spiegazione è che i “quasi” sono più forti di noi.oppure noi

siamo troppo deboli.ci impegniamo poco per difendere quello che

vorremmo.per propagandarlo ai “quasi”.
Ci arrendiamo con troppa facilita, ci rassegniamo davanti a quelli che
svuotano i portacicche delle auto a bordo strada.invece dovremmo
fermarci.parlare con questa gente che magari è semplicemente poco

educata a sentirsi “civile”.

25/06/2010

PRIMA CHE SIA TARDI

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 18:10

Lorenza ha deciso di raccontare la storia della vita di suo zio Palmiro, che in comune con il più noto comunista aveva sia il nome sia la visione sociopolitica della vita. Così per svariate settimane ha messo giù appunti disordinati su un quadernetto di quelli che si comprano negli autogrill.

Tuttavia la vita di Palmiro si riassume facilmente in pochi passaggi. Ha conosciuto il primo cazzotto in faccia a undici anni, al campetto, perché voleva a tutti i costi far giocare a calcio anche l’amico ciccione. “Tutti si devono poter divertire!”, gridava, mentre il bullo di turno, più grande di tre anni, lo spintonava verso la rete di recinzione. E quella manciata di terra raccolta chinandosi fulmineo e lanciata maldestramente negli occhi del cattivo non ha fatto altro che intensificarne la rabbia.

L’amore è apparso nella sua vita all’improvviso a vent’anni precisi, proprio il giorno del suo compleanno alla festa organizzata dagli amici del circolo. E i sei mesi successivi avevano la caratteristica della ribellione ai costumi dell’epoca. A vent’anni e sei mesi arriva la prima delusione d’amore. Lei s’era messa con l’amico.

A venticinque anni l’impiego all’ente di previdenza. A trent’anni era già nel partito. A trentacinque sposato e padre di una bambina, Eleonora. A quaranta vantava due assessorati, di cui uno al commercio, una figlia alle elementari e un’altra, Rossella, all’asilo nido. Il primo aperto in paese, proprio grazie a una sua iniziativa da assessore alle politiche sociali.

A quarantatre anni Brigida, una bionda studentessa impegnata politicamente, rappresenta per lui la prima vera sbandata amorosa, dopo alcune insignificanti scappatelle negli anni precedenti.

Quando Palmiro ha varcato la soglia dei cinquant’anni si ritrovava presidente di sezione nel partito e divorziato da due anni. Con gli alimenti da passare ogni mese sul groppone e la crisi finanziaria degli istituti parastatali.

Arrivano in fretta i sessant’anni e con questi gli acciacchi. Il partito e la bocciofila restano le sue principali occupazioni. Mentre Eleonora e Rossella, ormai praticamente autonome, diventano le sue principali preoccupazioni.

Palmiro adesso ha quasi ottant’anni, un saggio sui tempi della passione politica, venduto a oltre duemila lettori, e un nipote, Enrico.
Lorenza si affretta a raccontare a tutti la sua storia, per regalargli il senso del viaggio. Della vita. Prima che Palmiro volti pagina.

20/12/2009

VITA RIDICOLA DI MARIETTO CICARA

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 09:33

Mario Cicara è stato fatto fuori dallo Stato. Con ciò non intendiamo affermare che lo Stato l’ha ammazzato. Vogliamo convintamente dire, e infatti lo diciamo, che lo Stato l’ha messo fuori dai giochi.

Aveva cinquantasei anni ed è deceduto per un accidente. Sui giornali han scritto che è morto d’infarto o per arresto cardiaco, a seconda dell’orientamento politico.
Ma noi conosciamo la verità. Il suo faccione pieno di peluria sempre in primo piano in Tv infastidiva qualcuno.

Ogni sera, dopo il telegiornale, faceva capolino nella trasmissione di Bottegazzi che parla di cose del giorno e sbam, piazzava lì un pensierino caustico per irridere un politico. E il giorno dopo boom, un graffio sagace verso un altro politico. E avanti così, uno via l’altro, se li faceva tutti in un paio di settimane, dal governo all’opposizione. Persino gli extraparlamentari. E giù a ridere come matti.

Mario Cicara, va detto, ne aveva per tutti. Una volta, con quella zazzera riccia e brizzolata che vibrava in testa mentre la sparava verso destra o verso sinistra, se l’è presa con il Concilio Nazionale di Sacerdozio. C’è da crederlo, non potevi evitare di ridere. Il pubblico andava in visibilio per lui. Era memorabile quando faceva l’imitazione del Presidente della Repubblica.

Mario Cicara era uno straordinario professionista, ed è morto per il suo lavoro. Veniva chiamato “Marietto”, per quanto gli ammiratori lo sentivano vicino. Era quasi un amico. Per lui la gente comune stravedeva. Avresti fatto qualsiasi cosa, come quella volta che ci provocò in televisione invitando tutti a far l’amore anziché perder tempo con le trasmissioni. Pare che nove mesi dopo, e i giornali l’han confermato, ci sia stata un’impennata di nascite in tutto il territorio nazionale.

Marietto era un trascinatore, sì. Raccontava retroscena surreali della classe dirigente facendoci fare risate a crepapelle. Sdrammatizzava su mazzette e accordi taciti tra potenti, ironizzava su manovre di accomodamento nei grandi processi nazionali, riduceva a battute comiche le truffe milionarie dei grandi imprenditori.

Han provato a fregarlo inscenando uno scandalo su sue presunte evasioni fiscali. Ma non era vero niente, pagava le tasse fino all’ultimo centesimo. Era sempre un passo avanti a tutti, libero e bello come il sole quando stava davanti alla telecamera.

Noi abbiamo conosciuto bene Marietto. Ogni anno, l’ultimo dell’anno, veniva alla nostra festa al “Circolo dei Ricostruttori”. Eravamo e siamo il massimo gruppo formale di appassionati di Mario Cicara. Con tanto di sigillo ufficiale. In occasione del recente veglione, sempre accompagnato dall’elegantissima moglie Franca, Marietto ci ha deliziati cantando con noi e la nostra piccola orchestra. Custodiamo una breve ripresa video in cui intona “Il vecchio traghettatore”, il nostro cavallo di battaglia.
Franca, scoccata la mezzanotte, forse per liberarsi di un peso ha cominciato a darci dentro con lo spumante. Fin quando, verso le due, senz’altro più “allegra” del normale, ha rivelato ad alcuni di noi, i più in confidenza con i coniugi, che Marietto era diverso dal solito nell’ultimo periodo. Un po’ fisicamente abbattuto, con tanti piccoli acciacchi. E giù di morale frequentemente, a dispetto del suo spirito vitale e goliardico.
Si è trattato dunque di una indimenticabile rivelazione. Divenuta un’anticipazione di quanto, qualche mese più tardi, è poi accaduto.

Noi oggi vogliamo ricordarlo quando a pieno schermo diceva al suo pubblico queste rimarchevoli parole: “Io vi dico la verità e voi ridete. Pensate che sia tutto inventato per farci sopra una risata. Credete che esageri di proposito. E va bene così: io inizierò a preoccuparmi sul serio, per la mia vita, quando qualcuno smetterà di riderci su”.
Marietto è morto. Non faceva più ridere.

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]ro

17/11/2009

MOGLIE D’ONORE

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 11:07

A-ha, sì, certo. Sorridi qui, ammicca lì, annuisci di là. E poi batti le mani, grida il consenso, mettiti in posa per Tv e giornali.

Conosco la parte della First Lady a memoria: siamo all’ennesima messa in scena di mio marito.
L’onorevole.
Ma disonorato: visto che gli metto le corna da anni col portaborse.
Venticinque anni di freschi muscoli allenati, con il vigore di un treno ad alta velocità e la passione di un temporale estivo.

Vale la pena continuare il teatrino: oh, sì, certo, è indecente, siamo d’accordo, inorridiamo, mandiamoli a casa, sì, proprio così, dai! …Oh, certo, sì, daaai, sììì, ancora, cosììì! Daaai! Sììì, mmmmm…

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

15/11/2009

RE NUDI

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 16:37

Preparativi al comizio elettorale. Papà onorevole e figlio.

“Culo! Ah ah ah ah! …Eeeeeeeee, CULO!!! Ah ah ah ah ah! Cuuuuuuloooooo!!! Ehi, papà, culo!!…E no, non voglio stare zitto! Voglio giocare con il microfono!! …Chi è quel vecchio signore con la gobba? Cosa vuol dire “senatore a vita”? …Senatore….Culo!!! Ah ah ah ah!”

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

14/11/2009

PAZZI DA VOTARE

Filed under: THE PARTY — albertorobiati @ 17:51

Questi sono tutti d’accordo. Destra, sinistra. Sopra, sotto. Ci prendono per il culo da sempre!
Ma cosa applaudite!? Non capite che è una farsa? Non gliene frega niente dei vostri diritti!

Bisogna smettere di credere a queste balle! Si fanno eleggere e poi badano soltanto al proprio tornaconto. Svegliatevi!

…Tocca a me. Aggiustatina alla cravatta, faccia atteggiata a stupore, sorriso tuttodenti: “Votatemi! Risolverò tutti i vostri problemi!”.

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

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