racconti brevi, storie brevissime

03/11/2010

IL CALCIO E ALTRE CATASTROFI

Filed under: HO VISTO MARADONA — albertorobiati @ 09:29

Laura ha conosciuto Mauro da poco, si vedono sistematicamente ogni sera. Ogni sera che non c’è il calcio in Tv. O allo stadio.
Mauro è un tifoso. Un ultrà, a voler fare i precisi. Segue la squadra della città in tutto il Paese. Coppe e amichevoli comprese. Di solito si porta uno striscione di tela bianco sporco. “HARD SUPPORTERS”, ci hanno scritto sopra con la vernice rossa. Mauro lo arrotola in un enorme zaino che si carica in spalla per ogni partita.

Laura non sa niente di calcio. Non ne ha mai voluto sapere, non capisce le regole, non capisce come la gente possa appassionarsi a un gioco così, non capisce come nessuno si accorga che è una montatura per tener buoni i popoli.

L’interesse per Mauro, però, è tale che sembra disposta a ridimensionare il suo punto di vista in proposito.
Insomma, dopo anni, si è fatta viva al bar sotto casa gestito da un cugino alla lontana.
I soliti “mosconi” sono distribuiti tra bancone e tavolini. Tutti, nessuno escluso, parlano di calcio. Contemporaneamente.

Ecco l’occasione per Laura per imparare qualcosa di utile, da riportare in una conversazione con Mauro. Lui capirà, così, quanto lei sia disposta a negoziare pur di instaurare una relazione matura.

Getta dunque un’occhiata attenta verso i tavoli del bar, dove: “…Ormai il calcio non è più uno sport, è business!”, fa uno sui quarantacinque, con la barba incolta.

“Quando non c’erano tutte queste telecamere era meglio!”, gli fa dietro il suo vicino di sedia, brutto e barbuto allo stesso modo.

“A quei tempi, l’importante era partecipare!”, si intromette un anziano, con i denti gialli di nicotina, appollaiato al bancone.

Un quarto, con i capelli unti, che legge il giornale sportivo aperto davanti al muso, interviene lamentoso: “Eh, eeeeh, comunque vale sempre la legge del gol: vince che ne fa uno di più!”. Così dicendo batte il dorso della mano sulla pagina aperta del quotidiano che titola a tutta pagina: “Il derby fa storia a sé”.

“Sì, sì…”, torna a farsi sentire il primo con la barba incolta: “Domenica noi faremo la nostra partita”.

“Oh, poi la palla è rotonda…”, ammicca il vicino brutto, volendo forse intendere qualcosa che però Laura non coglie.

Il cugino barista passa tra i tavoli a raccogliere bicchieri di vino e tazzine di caffè vuoti, senza perdere l’opportunità di dirne una lui: “Le partite durano novanta minuti…”.

Laura sembra soddisfatta, forse avrebbe bisogno di prendere qualche appunto, ma non fa in tempo a chiudere il pensiero che: “Sì, ma io ai miei nipoti glieli faccio passare davanti al televisore: con gli ultras di oggi non si può più andare allo stadio!”, spiega l’anziano.

“Fortuna che ci sono le telecamere!”, rinforza infine il brutto barbuto.

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

09/11/2009

E’ STATA UNA COREA!

Filed under: HO VISTO MARADONA — albertorobiati @ 11:32

Estate del duemilaesei, mondiali di Germania: io sono tifoso della Corea del Sud.
Proprio così, non fate quelle facce! Noi della Corea del Sud, ai mondiali duemilaesei, ci siamo presentati come squadra “Quarta mondiale in carica”.

Quattr’anni prima, per l’appunto, arrivammoin semifinale perdendo, immeritatamente, dalla Germania. Fu un po’ un passaggio di consegne: avevamo organizzato superbamente i campionati mondiali (col Giappone) ed eravamo dunque un modello ideale per i tedeschi che avrebbero organizzato l’edizione successiva (oggi).
Con queste credenziali (“Quarti in carica” e “Organizzatori in carica”) ci siamo presentati a questa celebrazione calcistica.

Ma nel Togo, squadra con cui ci siamo battuti al debutto, se ne fregano delle riverenze: uno a zero per loro con un tiro fortissimo di Kader nel primo tempo. Poi nel secondo siamo tornati a giocare sui livelli dei “Quarti in carica”.

Uscito dall’ufficio in anticipo, mi sono precipitato di corsa al maxischermo, proprio quando Liciunsò stava per calciare una punizione dal limite.
Tempo di trovare spazio tra un anziano e un pensionato e: pim! Gol all’incrocio! …D’accordo, non era l’incrocio, ma almeno era sotto la traversa. Sì, va bene, era a mezza altezza, però era un bel tiro… Ok, era una sconcezza centrale. Ma intanto è gol: uno a uno.

Da qui in poi diventa un assedio di noi “Quarti in carica”. Diavolo se corrono i miei diavoli! Fino al due a uno del mito Ahn (altrimenti detto “giustiziere dell’Italia”, altro che Moreno), con bordata sacrosanta da fuori area (sfido chiunque a dire che non era da fuori).
Festa grande per noi coreani, che dimentichiamo il caldo afoso e l’assenteismo dal lavoro (non posso mica fare tutto io, no?).

E si va alla seconda partita, si gioca contro la Francia.
Va bene, lo dico subito, la partita non l’ho vista. Ma questo non mi esclude dal dire la mia, in questo clima nazionale da “dicosemprelamiaismo”.

Ho fatto in tempo a vedere solo il gol di Henry (uno a zero per la Francia su rimpallo). Poi, ho vissuto a distanza (avevo da fare) il ritorno feroce dei diavoli “Quarti in carica”. Un ritorno coronato, a pochissimo dalla fine, dal gol-capolavoro (mica rocambolesco come han detto dopo alla Rai) di Parkeccetera. Uno a uno.
La Francia strappa il pari. Qualcuno osa dire l’inverso? Alla Francia è andata bene, potevamo surclassarli.

Ma a noi sta bene così.
E allora ne approfitto per parlare di Kimnamil, che non è un nuovo farmaco, no, è anzi uno splendido terzino, classe settantasette, dotato di un sinistro magniloquente.
Gioca da qualche parte, non so e non è importante dove. Ma gioca, il galantuomo. Altro che chiacchiere. Se avrà la fortuna di non farsi male sarà tra i primi cinque al “Giocatore dell’anno in Asia 2010”, proprio quando avrà la calcisticamente matura età di trentatré anni (gli anni di un Cristo dagli occhi a mandorla).
Kimnamil è un fenomeno di portata planetaria. E lo dico non soltanto perché ne posseggo la figurina!

Forza “Quarti in carica”: marciamo verso la finale mondiale!

Poi, terza partita del girone, ci tocca la Svizzera. Peccato, è andata male.
Del resto c’era poco da fare contro questa signora squadra che è la Svizzera. Nazione blasonata, con una lunga storia di vittorie e riconoscimenti: dal formaggio coi buchi al cioccolato al latte, dall’orologio trasparente alle banche lavasoldi.

Anche nel calcio la Svizzera ha sfornato fior di campioni: Zurbrigghen per esempio era fortissimo nel dribbling, un vero mostro dello slalom tra gli avversari, bravo a infilare le porte, non si faceva mai intimidire dai terreni ghiacciati del rigido inverno mitteleuropeo.
Bei tempi, quelli di Zurbrigghen.

Non mi vengono in mente altri grandi della Svizzera, ma sicuramente ci sono stati. E dunque contro una formazione di tal rango, noi “Quarti in carica” ben poco abbiamo potuto.

Ah, beninteso, nessuno ha visto la partita: davano la Francia contro il Togo in Tv (non chiedetemi della Tv a pagamento: quella non è Tv!).

Quindi racconterò una partita immaginata tra l’orgogliosa Corea e la Svizzera, ritenuta dai più autorevoli esperti la principale candidata al successo iridato. Un gol per tempo, a dimostrazione dell’arcigna resistenza delle furie rosse d’oriente.
Un gol del difensore spagnolo Senderos (è diventato svizzero perché goloso del latte in polvere della Nestlè): uno a zero per loro, cribbio.

Poi lungo assedio alla porta rossocrociata (sarebbe “della Svizzera”), fino al due a zero di Frei, in contropiede, su carambola, con vento a favore, azzeccando la sciolina, pescando il jolly, sorpassando ai pit stop.

Sconsolato il pupillo Kimnamil. Lui, terzino sinistro dotato del tiro più forte mai visto, le ha tentate tutte. Niente. Contro questa Svizzera nessuno segna per stagioni intere: primavera, estate, autunno, inverno. E ancora primavera…

Forza Corea!

08/11/2009

ODE A ODOACRE

Filed under: HO VISTO MARADONA — albertorobiati @ 16:32

Odoacre. A lungo ho cavillato in coda al casello sull’autostrada per comprendere cosa portò – quel giorno – i genitori di Odoacre a dare nome al loro neonato Odoacre.
Eppure Odoacre, alla faccia di ciò che avranno pensato i suoi compagni di classe il primo giorno di scuola, è un nome che resta impresso.

Fu di Odoacre Chierico il lungo traversone, forse più propriamente un campanile, che dalla destra servì Roberto Pruzzo, detto “o’ rey de Crocefieschi”.

Odoacre era subentrato ad Ancelotti a metà del primo tempo. La sua rossa e scombinata chioma creò da quel momento vari grattacapi al terzino più forte, più famoso e più bello del mondo (Cabrini).

Odoacre Chierico era un “dodicesimo uomo”: colui, cioè, che s’accomodava in panchina per i primi tempi e nei secondi sostituiva un malconcio, un affaticato o un anti-tattico compagno titolare. Quella volta toccò ad Ancelotti far posto a Odoacre: chissà se per infortunio, stanchezza o errata posizione in campo. Sta di fatto che Odoacre sostituì Ancelotti a metà del primo tempo.

Era la partitissima tra Juventus, prima in classifica dopo una decina di giornate, e Roma, campione d’Italia in carica staccata di un punto. Dalla curva Filadelfia del “Comunale” di Torino (un nome di battesimo lo stadio l’avrà pur avuto, ma a quel tempo a noi pionieri degli spalti era del tutto ignoto), pochi gradini più su dei tamburi degli ultrà bianconeri di “Arancia meccanica”, ciò che colpiva era il colpo d’occhio sull’opposta curva Maratona, colma fino ai margini di tifosi e bandiere giallorosse.

Sbloccò un sinistro improvviso di Bruno Conti: secco e teso a mezz’altezza, quel pallone è arrivato verso di noi, infilandosi con un sibilo alla sinistra di Tacconi. Bruno Conti, che si siede senza dover chiedere il permesso al tavolo dei migliori giocatori italiani di tutti i tempi (tra i suoi commensali Baggio e Rivera), non era solito firmare il tabellino dei marcatori, pertanto quell’infrequente episodio dopo circa un quarto d’ora di gioco della ripresa infiammò la curva rivale che si sciolse in un’esplosione sonora. Si tratta, quest’ultimo, di un effetto acustico ancora trascurato dai ricercatori della comunità scientifica internazionale: il teatro di calcio è per tre quarti riempito dai casalinghi che baccanano, ma l’eventuale sigillo ospite è accompagnato dal tuono di quel quarto restante, originando il contrasto acustico silenzio-boato. Lo chiamerò “effetto curvaospite”.

Poi, ebbi la fortuna di assistere a una performance artistica del divino Platini: punizione dal limite, palla a girare sopra la barriera e gol all’angolino. Ricordo che fui colpito anche dal plastico volo sulla propria destra di Tancredi.

Pochi minuti e la Juve passò in vantaggio. Cross da destra, liscio di testa di due difensori della Roma, e palla a Domenico Penzo. “Nico”, giunto quell’anno dal Verona, fu celebrato come bomber di razza, ma con la Juve faticava a segnare. Quando la palla rimbalzò e Penzo si trovò a tu per tu con Tancredi, pensai: “È gol”. Fu gol, in effetti, ma alla Tv mi accorsi di come Penzo rischiò seriamente di mancare un golgiàfatto: con il collo esterno sinistro scagliò il pallone prepotentemente sotto la traversa (quasi nel sette).

Nei minuti finali, Tacconi sventò con un gran volo sulla propria sinistra un’incornata a botta sicura di Cerezo. La difesa della Juve resistette fino al 90’ quando Odoacre in tre tocchi sulla fascia destra decise che quello era il momento del pareggio. Non fece mai toccare terra al pallone: addomesticò di petto un lancio da centrocampo, disorientò Cabrini con un pallonetto e propose a centro area per Pruzzo. Il re di Crocefieschi si era trovato leggermente in avanti rispetto al pallone: fu così che inventò una cilena, una bicicletta, una sforbiciata come la sentii chiamare in seguito. La palla toccò terra soltanto dopo essere stata raccolta dalla rete. Rete che fratturò la mano di Tacconi allungato nel tentativo di sporcare quel capolavoro: giusta punizione per chi non comprende l’arte.
Effetto curvaospite. Triplice fischio.

Per me l’artista era Odoacre.

[ © Alberto Robiati - Tutti i diritti riservati ]

04/11/2009

ALLA FINE QUEL CHE CONTA E’ IL RISULTATO

Filed under: HO VISTO MARADONA — albertorobiati @ 10:30

“Buongiorno, Gionatha Impellizzeri. Intanto, la ringraziamo per averci concesso questa intervista, ringraziamento che estendiamo naturalmente anche al suo agente”

“Buongiorno a voi e buongiorno a tutti gli ascoltatori”

“Allora, Gionatha, con l’arrivo del nuovo tecnico lei rischia di giocare di meno, visto che si porta dietro il suo pupillo Gustavo Paci. Insomma, è probabile che giocherà lui centravanti”

“Guardi, le dico come stanno le cose. Io martedì prossimo andrò al campo, incontrerò Serra e gli dirò che mi allenerò ai suoi ordini senza fiatare. Però gli anticiperò che non andrò in panchina. Voglio dire: mi allenerò e non dirò una parola, ma non mi siederò tra le riserve la domenica”

“Cosa intende, scusi, significa che non risponderà alle convocazioni?”

“Significa che mi allenerò. Che andrò al campo ogni settimana, non parlerò ma mi allenerò. E passerà un mese. Io continuerò ad allenarmi. Conosco Serra, è un allenatore che vuole gente muta”

“Va bene, ma quindi che cosa vuol dire, che non farà storie se non avrà il posto da titolare?”

“Vuol dire quel che ho detto, che sarò a tutti gli allenamenti. E passeranno due mesi. E io mi allenerò. E quando saranno passati tre mesi e io mi sarò fatto, scusate l’espressione, un culo così agli allenamenti, allora in quel caso, sì che mi sarò davvero allenato… Faccio bene?”

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