Giorgia, una bambina di sei anni, aveva conosciuto Silvano a cena con mamma e papà. Silvano era un signore bello e simpatico, amico dei suoi genitori.
Silvano era gay, ma questo Giorgia non lo sapeva. E poi Giorgia neppure immaginava che significasse la parola ‘gay’. E non gliene importava.
Lei si era innamorata di Silvano, che era così gentile e divertente a tavola.
A Giorgia di Silvano piacevano i lunghi capelli neri, un po’ ondulati, e i bei denti brillanti di quando sorrideva.
Allora Giorgia, il mattino dopo quella cena, aveva deciso di scrivere, facendosi aiutare dalla mamma, una letterina a Silvano: “Silvano, io ti amo e ti voglio sposare. Giorgia”.
Silvano così aveva deciso di risponderle: “Cara Giorgia, la tua letterina mi ha fatto molto piacere e ti rispondo subito subito! Non ti conosco ancora bene, ma scommetto che sei una bimba intelligente e già scrivi molto bene. Quindi ho deciso che parlerò con un amico mio che è un mago e se lui riesce con un incantesimo a non farmi invecchiare più, ti prometto che ti aspetto e quando sarai abbastanza grande ci sposeremo senz’altro! Dovrà passare molto molto tempo però, perché ho tanti più anni di te. E, anche se l’incantesimo del mio amico mago non dovesse funzionare, sono sicuro che, in tutti questi anni che passeranno, tu incontrerai tanti ragazzi con il colore dei miei capelli che ti vorranno sposare. E quindi magari non sarai più libera! Vedremo. Ora non pensare più al matrimonio e pensa a crescere allegra e serena. Un grande abbraccio, Silvano”.